Una riserva per i bonobo, i nostri cugini pacifici
È bello dare una buona notizia: la creazione di una nuova e vasta riserva, oltre 11.000 miglia quadrate, nel Bacino del Congo la maggiore foresta pluviale del continente africano. L’obiettivo è quello di creare più riserve collegate fra di loro e gestite dalle comunità locali in una regione colpita negli anni scorsi da una guerra che ha fatto quattro milioni di morti. E’ ancora più bello il fatto che questa riserva contribuirà a salvare un animale davvero speciale, il bonobo. Gli intelligenti bonobo sono pacifici, cooperativi, organizzati in società matriarcali, capaci di risolvere le controversie con la riconciliazione anziché con la lotta. Sono anche gli unici primati a parte gli umani per i quali il sesso non è solo una faccenda riproduttiva ma un piacere e, appunto, una pratica destinata a risolvere i conflitti sul nascere. Sono dunque un emblema potente, una bandiera per le attività di conservazione della natura e ricostruzione della pace. Insomma come canta CapaRezza nella sua “Bonobo Power”: la scimmia è l’evoluzione dell’uomo. Dai salviamo i bonobo e forse avremo qualche chance.
Per saperne di più vedi ad esempio l’articolo di M. Correggia su “il manifesto” del 4 dicembre 2007 e/o il testo della canzone di CapaRezza “Bonobo Power”
Fantascienza: orde di migranti europei.
BUONE LETTURE
«Gli Stati Uniti d’Africa» di Abourahman A. Waberi edito da Morellini.
E’ un romanzo di fantascienza: ci troviamo in un universo parallelo dove l’Africa ricca e potente viene minacciata da orde di occidentali poveri.
Alla provocazione Waberi, nato a Gibuti ma in Francia da un ventennio, aggiunge una scrittura scintillante e la capacità di incrociare le storie ai personaggi.
Nel centro d’accoglienza per immigrati della felice Asmara incontriamo un caucasico di etnia svizzera che cerca di sopravvivere, l’anti-razzista eritrea Malaika detta Maya coraggiosa al punto di sbarcare nell’Absurdistan (perfido e azzeccato soprannome per l’Europa). Sullo sfondo gli astronauti del Mali, le African Queens, il Neguscafè e gli afro-razzisti alla Bossi.
Pagine dure ma sempre con un filo di speranza, anche nelle peggiori situazioni troviamo le mille e una maniera di essere un umano tra altri umani … forse il resto verrà più tardi.
Il libro ha avuto un grosso successo in Francia, leggetelo ne vale la pena.
Ecco vi l’incipit: “Se ne sta lì, stremato. In silenzio. La luce tremolante di una candela illumina appena la stanza del falegname nel centro di accoglienza per lavoratori immigrati. Questo caucasico di etnia svizzera parla un dialetto tedesco e sostiene di essere fuggito dalla violenza e dalla fame nell’era del jet e del web. Tuttavia, conserva intatta l’aura che affascina le nostre infermiere e i nostri operatori umanitari.”.


