Immigrati per la Speranza – 23 ottobre 2008 Comune di San Dorligo/Dolina (TS)
35° anniversario dal ritrovamento dei primi clandestini africani morti per entrare in Italia, che con grande commozione la popolazione raccolse e seppellì in un cimitero di paese.
giovedì 23 ottobre 2008
Comune di San Dorligo/Dolina – Trieste
Programma:
Sala del Consiglio Comunale
ore 15:00 Tavola rotonda sui problemi dell’immigrazione
Cimitero di S. Antonio in Bosco/Borst
ore 17:00 Commemorazione delle vittime
Teatro Preseren di Bagnoli/Bolijunec
20:30 Serata Culturale
Evento promosso da: Comune di S.Dorligo della Valle / Dolina ( Trieste ), Coordinamento regionale Enti locali per la Pace, Comitato locale per i Diritti Umani
“Travelling Africa”, la rassegna cinematografica itinerante dedicata al cinema africano, ritorna a Trieste dal 27 al 31 ottobre.
L’iniziativa, promossa su scala nazionale dal Coe e presentata dall’Accri (Associazione di Cooperazione Cristiana Internazionale), in collaborazione con l’Aidos (Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo), non si limita quest’anno alla presentazione di alcuni film particolarmente significativi.
La manifestazione si apre infatti con la mostra “Cinemafrica: itinerari nel cinema africano” che verra’ allestita presso il Teatro Santa Maria Maggiore (Via del Collegio 6) dal 27 al 31 ottobre e sara’ visitabile in tali giorni dalle 15.30 alle 19; nella medesima sede verranno proposti, ogni giorno, alcuni cortometraggi di registi nordafricani.
Martedi’ 28, alle 17, nella stessa sede verra’ proiettato il film-documentario “En attendant les hommes”, di Katy Lane Ndiaye (Senegal), cui fara’ seguito un incontro sul ruolo della donna nella societa’ africana, al quale parteciperanno, portando la propria esperienza, alcune mediatrici culturali provenienti da Senegal, Kenya e Ciad.
Da mercoledi’ 29 a venerdi’ 31, verranno presentati, nella sala del cinema Multiplex Cinecity, presso il Centro commerciale Torri d’Europa i seguenti film: “Munyurangabo” di Lee Isaac Chung (29/10), “Moolaade’” (30/10) e “Faat Kine’” (31/10) di Sembene Ousmane.
Le proiezioni, tutte ad ingresso gratuito, nel limite dei posti disponibili, avranno inizio alle ore 20 e saranno introdotte da un esperto; al termine delle stesse e’ previsto un confronto con il pubblico sui temi proposti dai film. La proiezione di “Moolaade’” coincidera’ con la presentazione, da parte dell’Aidos, della campagna “Mutilazioni dei genitali femminili e diritti umani nelle comunita’ migranti”.
E’ prevista anche una proiezione riservata alle scuole secondarie di secondo grado del film “Daratt” di Mahamat Saleh Haroun che si terra’ alle ore 11 di giovedi’ 30.
Agricoltura sostenibile e turismo responsabile sull’isola di Creta
Kostas Bouyouris è un agronomo greco che ha partecipato all’incontro di Terra Madre 2006. A Creta, dove vive e lavora per la Mash, Mediterranean Association for Soil Health (Associazione mediterranea per la salvaguardia del suolo), ha sviluppato un sistema grazie al quale gli alberghi possono ridurre il loro impatto sul territorio. Quando si è accorto che le grandi catene di ricezione turistica acquistavano da altri Paesi europei i pomodori ciliegini offerti ai loro clienti, ha concepito un programma a doppio binario, incentrato su turismo e agricoltura biologica.
Kostas ha avvicinato gli hotel della costa e i contadini dell’interno, avviando uno scambio assai proficuo per entrambi. I coltivatori, che fino ad allora dovevano fronteggiare serie difficoltà economiche, hanno cominciato a produrre secondo tecniche bio frutta e verdura richieste dalla grande ristorazione e a venderle a un prezzo molto più basso di quello pagato dagli alberghi ai fornitori stranieri, ma comunque decisamente più remunerativo di quello ottenuto in precedenza. Grande sostenitore dell’agricoltura biodinamica, Kostas ha anche proposto agli hotel di usare i rifiuti organici per fare compostaggio. I volontari della Mash raccolgono poi il compost e lo consegnano ai contadini come fertilizzante naturale.
Questo progetto non ha solo portato vantaggi economici alla comunità; in virtù delle tecniche agricole impiegate, infatti, permette anche di proteggere le risorse naturali dell’isola.
Fonte: dal sito di Terra Madre 2008
Un premio a Amma e Appa
Grazie al premio Right Livelihood Award il cosiddetto “Nobel alternativo” di quest’anno ricorderemo Krishnammal e Jagannathan una coppia anziana – 82 anni lei, 96 lui – che, dopo due giorni di treno (in classe economica) dal Tamil Nadu dove vivono, raggiungono New Delhi sotto un sole cocente per cercare di convincere i politici a mettere al bando i grandi impianti di allevamento di gamberetti destinati all’esportazione. La colpa di questi grandi impianti è di contribuire enormemente alla distruzione dell’ecosistema costiero; con la salinizzazione dei pozzi la terra coltivabile diventa desertica e la fame aumenta.
Krishnammal e Jagannathan (Amma e Appa – mamma e papà – come li chiamano tutti) sono da più di cinquant’anni impegnati per quell’India «dalla semplice vita e dal grande pensiero» che il mahatma sognava.
La loro vita è un romanzo sociale. Lui, di casta alta, nel 1942 aderisce al movimento indipendentista «Quit India» e passa tre anni e mezzo in prigione. Lei, intoccabile, sin da giovanissima lavora con il movimento gandhiano. Si sposano nel 1950 rompendo le regole della separazione castale.
Da allora insieme lavorano in vari stati dell’India per la riforma agraria (nel Bhoodan Movement), contro le caste e per applicare nei villaggi un modello di vita e lavoro fondato sulla giustizia sociale e sull’equilibrio con la natura.
Nel 1981 fondano il movimento Lafti, Land for Tillers’s Freedom, «Terra per la liberazione dei braccianti». La riforma agraria infatti è stata attuata solo parzialmente e il Lafti cerca di portarla avanti riuscendo a distribuire 13.000 acri ad altrettante famiglie che diventano poi protagoniste – soprattutto le donne – di programmi socioeconomici: artigianato di villaggio, habitat, nutrizione, istruzione dei bambini, corsi di computer per i dali (gli intoccabili), rimboschimento… Dal Natale 2004 dopo lo tsunami che ha colpito le coste dell’India, l’attività del Lafti è anche soccorso e ricostruzione.
Fonte: da “il manifesto” del 03 Ottobre 2008, articolo di Marinella Correggia
“La terra degli uomini rossi – Birdwatchers” un film di Marco Bechis
BUONE VISIONI
La storia si svolge in Brasile nel Mato Grosso do sul. Le attività economiche della zona sono lo sfruttamento delle coltivazioni transgeniche dei terreni che un tempo appartenevano agli indios ora ai fazenderos e nelle visite guidate per turisti interessati al birdwatching.
Gli indios delle culture Guarani Kaiowá all’arrivo degli europei erano un milione e mezzo, oggi sono circa 30 mila, costretti in riserve, senza altra prospettiva se non quella di andare a lavorare in condizioni di semi schiavitù nelle piantagioni di canna da zucchero, o costretti a vivere nella polvere sterile delle riserve. In meno di trent’anni ci sono stati più di 500 suicidi, moltissimi giovani scelgono di morire nel poco che resta della foresta. E’ proprio il suicidio di due giovani ragazze a dar inizio alla storia. Nádio, la guida ascoltata di una comunità indio decide di non poter sopportare lo stillicidio dei loro giovani. Usa la propria autorità di capo e di uomo saggio per indurre un piccolo gruppo dei suoi a tornare nella terra da cui i fazendeiro li hanno cacciati. Inizia così una ribellione pacifica finalizzata a ottenere una restituzione delle terre indebitamente confiscate. Accanto a lui ci sono suo figlio e il giovane apprendista sciamano Osvaldo.
Due mondi contrapposti si fronteggiano. I fazenderos inizialmente reagiscono cercando di frenare le spinte più estremiste del loro campo ma comunque ben decisi a non cedere neppure un ettaro di terra agli indios. Da tre generazioni coltiviamo questi campi, dicono, lo facciamo per dar da mangiare agli esseri umani, si giustificano e i campi vengono spianati dall’aratro e chiusi con filo di ferro. Di fianco a quelle recinzioni, i ribelli piantano le loro tende, un ibrido di antica perizia e di nuova miseria: grandi teli di plastica nera sorretti con rami intrecciati. Si fanno una guerra prima metaforica e poi reale. Ma non cessano mai di studiarsi. A provare la “curiosità dell’altro” sono soprattutto i giovani. Una curiosità che avvicinerà il giovane apprendista sciamano Osvaldo alla figlia di un fazendeiro….
Con rispetto antropologico e umano, Bechis racconta una storia “inventata”, eppure tragicamente vera.
Eccellente film/documento bisognoso di attenzione e respiro che ..non sappiamo se gli saranno concessi.


